I Maiden hanno fatto molte cazzate negli anni, dall'abbandono di Di'Anno a quello di Blaze passando per il loro ricercare negli ultimi album "A matter of life and Death" e "Final Frontier" uno stile progressive assolutamente distante dalla band, che a portato a due dischi deboli di contenuti, ripetitivi nel sound e che volavano basso anche a livello di testi. Molti fan, come chi scrive, avevano visto in "Dance of Death" l'ultimo lavoro degno di nota della band un canto del cigno di quell'Harris che sembrava essere troppo occupato a comporre album solisti al limite della decenza e a spingere una figlia semplicemente incapace per dedicarsi seriamente al suo progetto principale.
Composto da 11 tracce divise in due dischi per un totale di un'ora e trentadue minuti di pure Metal, The Book of Souls è un tuffo nel passato che cancella dalla mente gli ultimi 9 anni.
Per molti versi ricorda Brave New World ( è stato girato nello stesso studio) e No prayer for the Dying con una leggera componente più epica vicina a Dance of Death. La lunghezza del lavoro non è di peso per via della buona varietà sonora dei pezzi e di una tracklist intelligente, i singoli pezzi non paiono quasi mai tirati oltre il loro limite per guadagnare secondi come accadeva in The Final Frontier e i ritornelli non sono sfruttati solo come riempitivi.
Sebbene a detta stessa della band il disco non sia un concept, si può notare dopo qualche ascolto che le tematiche proposte sono vicine tra loro, ma questo non banalizza l'album, il livello di scrittura è ai livelli di Powerslave e Brave New World, sempre gradevole, in tema con le sonorità proposte e di grande atmosfera ed epicità .
Bruce dopo la sua lotta con il cancro pare come nuovo, sebbene si possa sentire qualche effetto applicato alla voce, non c'è un singolo momento di cedimento ne alcun sentore di stanchezza, il frontman dei Maiden da il meglio di se, così come il resto della band.
Lontano dalle sonorità dei due dischi precedenti, pur non essendo un capolavoro, nè uno dei migliori dischi dei Maiden, quest'album lancia una luce di speranza sul futuro del gruppo, lasciando sperare in un lento, ma continuo ritorno ai sound originali, per non solo autocitarsi come in questo disco, ma esprimersi con il proprio stile come in passato.



